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Dietro lo schermo di chi scrive Fantasy

Intervista a... Alessio Banini

25 March 2015

Alessio Banini Nato nel 1983 nella provincia di Siena, Alessio Banini vive nei pressi di Montepulciano. Laureato in antropologia culturale, sfrutta le tematiche della sua formazione accademica per arricchire le sue opere. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo di narrativa fantastica, La Razza Maledetta, a cui ha fatto seguito nel 2011 Sangue Ribelle. Nel 2013 ha pubblicato un saggio di antropologia economica dal titolo Dopo la Mezzadria: scelte lavorative e familiari nella Valdichiana senese.

1)      Chi è Alessio, in tre parole (non sono ammessi avverbi in –mente)?

Un antropologo visionario e affidabile.

2)      Questa è una domanda tripla: Quando hai iniziato a scrivere e cosa? Perché scrivi? Perché non hai più smesso?

Ho iniziato alle scuole elementari, come forma di espressione e di curiosità verso il mondo, per esplorare la realtà e la fantasia. È il motivo per cui lo faccio tuttora: so di non sapere, quindi la scrittura mi aiuta a continuare a guardare al mondo con occhi curiosi e un approccio positivo. Non riesco a smettere, è come una droga: nel tempo, però, ho cominciato a dosarne il consumo.

3)      Quali sono gli autori che ti hanno “formato” come scrittore in generale, e di Fantastico in particolare? Elenca almeno cinque autori di cui consiglieresti la lettura ai tuoi colleghi.

Mi limito al fantastico per comodità: Gaiman ed Evangelisti su tutti, li considero fondamentali nella mia formazione. A questi aggiungerei altri tre autori da consigliare ai colleghi: Sapkowski, Moorcock e Orson Scott Card.

4)      Com’è nata l’idea del primissimo romanzo che hai scritto? È stato pubblicato?

Non lo so, saranno passati vent'anni! Avrò preso spunto da qualche fumetto che leggevo all'epoca. Non è mai stato pubblicato, né sarebbe pubblicabile. È soltanto un'opera giovanile senza pretese, magari ci sono un paio di idee che sono state poi sviluppate in Daemon Inside.

5)      Com’è nata l’idea del ciclo “Daemon Inside”? Com’è strutturato?

Inizialmente è nato come una classica saga fantasy, perlomeno nell'impostazione. Parliamo di quindici anni fa, a quei tempi erano Tolkien, Brooks, Martin, Jordan e soci a farla da padrone con i loro fiumi d'inchiostro. Man mano che andavo avanti mi scoprivo sempre più a disagio con la saga e ho cominciato a strutturare una serie di libri autoconclusivi. Avevo lavorato talmente tanto sull'ambientazione che preferivo raccontarla attraverso diverse storie, diversi personaggi, diverse vicende. Questo avrebbe reso anche più facile la presentazione a una casa editrice, a dir la verità, dal momento che le tematiche che affrontavo erano anche abbastanza complesse.

6)      I tuoi libri contengono un messaggio? In caso affermativo, quale? In caso negativo, come ti poni rispetto a quella narrativa che contiene al suo interno un tema, una morale, più o meno velati?

La mia formazione da antropologo si ritrova tutta in questi romanzi: più che avere una morale, contengono un tentativo di esplorare vari aspetti sociali e culturali, utilizzando l'ambientazione fantastica al posto di quella reale. Si trovano quindi scontri tra gruppi ed etnie diverse, cambiamenti sociali e guerre di religione, intrighi politici e strutture di dominio. Senza tralasciare l'intrattenimento, ovviamente.

7)      Descrivi il tuo rapporto con la scrittura.

Per me il fulcro è sempre stato quello di inventare storie e trovare il modo migliore per raccontarle. Che si tratti della scrittura di un romanzo in senso classico, di uno storyboard per un fumetto, di un'avventura per un gioco di ruolo, dell'idea per una serie televisiva o un videogioco, non fa differenza. Per questo posso affermare di scrivere in continuazione, nel senso di ideare e raccontare storie. Ho nel cassetto altri cinque o sei manoscritti da revisionare e almeno il doppio di idee da usare come bozza per nuovi manoscritti: spero di riuscire a portarli a termine prima che scocchi la mia ultima ora...

8)      Descrivi il tuo rapporto con l’editoria in Italia (e all’estero, nel caso abbia fatto questa esperienza).

Il rapporto con la Plesio Editore è stupendo: la casa editrice è giovane e piccola, ma ha tutti gli aspetti positivi di questi due aggettivi e non sembra averne di negativi. Più che consigliata a tutti gli aspiranti scrittori! Sul mondo dell'editoria in generale, invece... non mi piace per niente. Credo che il settore fosse in crisi prima dell'arrivo della crisi economica e che si stia dimostrando assolutamente inadeguato ai cambiamenti sociali e culturali degli ultimi anni. Passiamo oltre.

9)      Quale ami di più tra i seguenti elementi di un romanzo: descrizioni, scene d’azione, dialoghi, o scene sentimentali?

I dialoghi. Perché li ritengo il vero fulcro del conflitto e i più difficili da scrivere. Serve una buona dose di esperienza sociale che a volte manca allo scrittore solitario.

10)   Se ascolti musica mentre scrivi, c’è qualche genere o canzone che ti ha ispirato di recente?

Dal folk al metal, dal pop al rock... senza musica di sottofondo non riesco a scrivere. Se voglio andare sul sicuro e farmi venire l'ispirazione anche quando sono stressato metto Tori Amos.

11)   Che consigli daresti a un aspirante scrittore?

Imparare a scrivere in inglese e ragionare in maniera globale: guardare al proprio territorio e contemporaneamente all'intero mondo.

12)   Quante copie sono state vendute sinora dei libri del ciclo “Daemon inside”, e quante in formato digitale?

Questa domanda mi lascia assolutamente impreparato, non ho mai cercato i dati. Francamente dopo aver pubblicato un libro mi metto subito al lavoro sul successivo, e spesso faccio l'errore di non promuoverlo a sufficienza. Quindi non saprei dire... a occhio cinquecento copie in tutto.

13)   Com’è la situazione della letteratura Fantasy in questo momento, dopo i recenti alti e bassi, vista anche con l’occhio del tuo attuale Editore?

Se parliamo di “Fantasy” mi tocca fare il vecchietto scorbutico che si lamenta dei bei tempi passati e che agita il pugno contro i bambini che giocano a pallone nel cortile. Credo che abbiamo raggiunto l'apice per questo sottogenere a cavallo degli anni duemila. Forse Harry Potter è stata l'ultima saga che ha saputo coniugare la grande popolarità a un senso letterario più profondo. Certo, non sono un critico letterario: forse il problema è dovuto alla crescita e all'abbandono dello “young adult”. Tuttavia ritengo che il fantasy non abbia retto l'urto della popolarità. Non è un discorso da hipster che si lamenta del mainstream, sia chiaro: credo che la visione del mondo, il grado di profondità di comprensione della società e delle culture, l'etica che viene trasmessa dagli attuali fantasy sia diversa da quelli della passata generazione. Penso a Twilight, Hunger Games o Divergent... roba che non entrerà mai nella storia della letteratura. Ho apprezzato invece il mondo crudo tratteggiato da Sapkowski, i romanzi di Lukjanenko con il suo equilibrio tra forze del bene e forze del male, persino i fumetti di Zerocalcare e lo steampunk italico di Forlani. Ma la questione fondamentale a mio avviso è che romanzi come Il Signore degli Anelli, 1984 o Il Mondo Nuovo potevano conquistarsi un posto nella letteratura del loro paese d'origine. Oggi, invece? Chi potrebbe anche solo pensare di sforzarsi di essere all'altezza di un'impresa del genere? Eppure credo che il fantastico abbia delle enormi potenzialità anche nel capire e raccontare il mondo che ci circonda, che abbia un'utilità sociale e formativa, che possa cercare un senso più profondo all'intrattenimento di facciata. Penso ad esempio a Charlie Hebdo e al dibattito su terrorismo, religione e libertà d'espressione di questi ultimi tempi. Il fantastico ti dona gli strumenti per parlare di questi temi da fuori, senza esserne coinvolto. Ti permette di parlare di religioni, fanatismi, strutture di potere e società che cambiano senza lasciarsi condizionare dai dibattiti di politici che usano la retorica per il loro interesse, o di novantenni direttori di giornali che vogliono vendere più copie. E poi penso al sense of wonder tipico della letteratura fantastica, che può essere usato per ritrovare la curiosità e il senso del meraviglioso anche nel nostro mondo, sempre più depresso e caotico.

14)   Cosa ne pensi del self publishing e degli autori indie?

Un editing professionale serve sempre. Se contano soltanto le copie vendute e l'investitura dal basso, si finisce per farci la guerra tra racconti a colpi di “like” su facebook. La mia prima pubblicazione fu attraverso un sito di self-publishing e non la ricordo con particolare affetto. Se bisogna usare il self-publishing per farsi conoscere, meglio un blog. Meglio lavorare sui social media e farsi conoscere nelle community, prima di passare a una casa editrice (rigorosamente non a pagamento). Se non trovate neppure un editore disposto a investire neppure un euro sul manoscritto, perché dovrebbe farlo un lettore?

15)   Quali sono l’ultimo libro che hai letto, quello che stai leggendo adesso e il prossimo in lista?

Ultimo libro letto: La Storia infinita di Ende. Sto leggendo La luce di Orione di Evangelisti. Il prossimo in lista è L'ombra di Ender di Orson Scott Card.

16)   Puoi svelarci qualcosa sul prossimo progetto che hai in cantiere?

Altri romanzi della serie di Daemon Inside. Poi una storia multimediale e un romanzo interattivo basato sui tarocchi. E un progetto di steampunk italiano che mi sta molto a cuore... i progetti sono tanti, ma purtroppo il tempo è tiranno!

17)   C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere?

Se qualche collega vuole collaborare nel progettare qualche narrazione innovativa, può visitare www.alessiobanini.it

Grazie per l’intervista e buon lavoro.

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