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Dietro lo schermo di chi scrive Fantasy

Intervista a... Igor Comunale & Anna Colombo

12 July 2014

Questa è un'intervista doppia! I due autori di oggi hanno scritto a quattro mani un fantasy molto particolare, dai toni orientaleggianti, intitolato "La Terza Via", edito da Edizioni A.Car.

Igor è nato nel 1980 a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, da genitori di sangue siciliano. Tra strani lavori, studi discontinui e avventure, si è laureato in Scienze Filosofiche e ora insegna alle superiori. Fin da bambino ha sviluppato l’amore per la lettura fantasy e dell’orrore e poi per la scrittura.

Anna è nata nella verde Brianza dopo una rocambolesca fuga dalle Terre di Sogno, e si è subito pentita della scelta fatta. Ama considerarsi un Bardo Errante, ma da sveglia fa il medico. Sin da piccola ha scritto e disegnato storie. È stata lei a convincere Igor ad intraprendere l'avventura de "La Terza Via".

1)      Chi è Igor/Anna, in tre parole (non sono ammessi avverbi in –mente)?

Igor: Le tre parole che meglio mi descrivono sono: riflessivo, passionale e curioso.

Anna: Fantasiosa, creativa, originale.

2)      Questa è una domanda tripla: Quando hai iniziato a scrivere e cosa? Perché scrivi? Perché non hai più smesso?

I: Ho iniziato a scrivere brevi racconti fantasy e horror quando frequentavo le scuole medie. Scrivo perché devo dare sfogo alle idee che mi passano per la testa. E' un modo per scaricare delle energie che altrimenti resterebbero imprigionate. Penso molto, forse anche troppo, e questi pensieri necessitano di una valvola di sfogo. Inoltre adoro inventare storie e me ne vengono sempre in mente di nuove. Non tutte trovano una effettiva incarnazione letteraria ma sono comunque un ottimo esercizio. Non ho più smesso di scrivere molto semplicemente perché mi piace moltissimo e non vedo alcuna ragione per fermarmi.

A: Ho iniziato a sei anni disegnando qualcosa di simile a fumettoni, a dodici a scrivere il mio primo “romanzo”, circa duecento pagine di quadernone... Al liceo ne scrissi altri, anche con la mia compagna di banco, poi scoprii il mondo dei siti di scrittura amatoriale che mi permettevano di fare la stessa cosa, ma più in grande. Amo le storie, amo inventarle e soprattutto amo condividerle, come amo che gli altri le condividano con me. Scrivere per me è mantener viva la fantasia, creare qualcosa che possa fare passare qualche ora piacevole a qualcun altro. Per questo amo il fantastico, l'horror sovrannaturale e in generale tutti i generi “non realistici”: la vita normale la vivo già tutti i giorni, scrivere mi aiuta a esplorare altri mondi.

3)      Quali sono gli autori che ti hanno “formato” come scrittore in generale, e di Fantastico in particolare? Elenca almeno cinque autori di cui consiglieresti la lettura ai tuoi colleghi.

I: Nel genere fantastico mi hanno introdotto alcuni mostri sacri come: J.R.R. Tolkien, E.A. Poe, H.P. Lovecraft, Stephen King, Margaret Weis e Tracy Hickman. Consiglierei la lettura delle opere di tutti questi autori e di molti altri ancora come ad esempio Howard, Heinlein, Dick... Martin ha molto da insegnare su come si scrive, se solo lo si leggesse in originale (trovo che non sia tradotto molto bene in italiano).

A: Nel genere fantastico sono stata influenzata soprattutto da Stephen King e Anne Rice, i miei miti dell'adolescenza, da Neil Gaiman, il mio attuale scrittore preferito, e ovviamente da Weis e Hickman, che hanno anche creato la mia ambientazione di gioco di ruolo preferita. Ma anche da Marion Zimmer Bradley, ovviamente JRR Tolkien, e sono una fan di JK Rowling, soprattutto in lingua originale (come quello di Martin, o di qualsiasi autore straniero, ovviamente...).

4)      Com’è nata l’idea de “La Terza Via”?

I: E' nata come l'idea da parte mia e di Anna di scrivere un racconto a quattro mani. Poi la cosa è sfuggita un po' di mano e oggi ci ritroviamo con quasi ottocento pagine di romanzo. E' nato tutto come un gioco che poi ha preso una svolta molto seria.

A: 'Io scrivo, tu scrivi, scriviamo un racconto insieme?'. Il racconto è cresciuto alimentato dalla nostra fantasia.

5)      I romanzi scritti a quattro mani non molto comuni. Qual è stata la gestazione de “La Terza Via” e come ti sei suddiviso il lavoro con la tua co-autrice?

I: Per noi è venuto tutto piuttosto naturale. Inizialmente scrivevamo circa una pagina a testa alternandoci. Poi ci siamo accorti che la storia si stava complicando seguendo il suo sviluppo naturale e abbiamo optato per scrivere finché avevamo le idee per continuare. Questo ci ha portato a circa dieci pagine di stesura prima di passare la palla all'altro autore. Il problema principale in questo tipo di operazioni è quello di riuscire ad amalgamare bene gli stili senza che si noti uno stacco tra ciò che è scritto da un autore e ciò che proviene dall'altro.

Per me è stato naturale, avevo già scritto con altre persone in passato. Discutevamo insieme di cosa avrebbe dovuto succedere, poi ci alternavamo nella stesura, ma senza essere troppo rigidi perché spesso i dettagli tornavano da soli, nella magia della stesura di una storia. Non siamo persone da farci schemini.

6)      Il vostro libro contiene un messaggio? In caso affermativo, quale? In caso negativo, come ti poni rispetto a quella narrativa che contiene al suo interno un tema, una morale, più o meno velati?

I: Il nostro romanzo non contiene un unico messaggio e non pretende di veicolare un senso che sia valido per tutti i lettori. Nel libro abbiamo cercato di mantenere la questione morale più neutra possibile. Non esiste un bene o un male definito una volta per tutte. Ogni personaggio possiede la sua particolare visione. Alcuni dei nostri protagonisti potrebbero essere tranquillamente definiti malvagi, ma è sempre una questione di punti di vista. Non sono contrario alla narrativa che vuole dare un messaggio ai lettori, anche di natura morale. Ma esso deve essere presentato come una visione sul mondo, non come una verità rivelata. La scelta deve sempre rimanere nelle mani del lettore.

A: Non è un romanzo pedagogico, né vuole dare un messaggio univoco, ma in qualche modo forse è un romanzo di formazione, durante la vicenda molti personaggi cambiano, si evolvono, scoprono qualcosa di nuovo su loro stessi. Nessuno dei protagonisti però è buono o cattivo in modo assoluto. Ci piacciono gli eroi sfaccettati. Il tema del romanzo può esser appunto considerato questo: nessuno è buono o malvagio di natura ma tutti possono combattere per qualcosa a cui tengono e cambiare in meglio o in peggio se messi davanti a delle scelte importanti, arrivando anche a fare grandi cose.

7)      Descrivi il tuo rapporto con la scrittura.

I: Si tratta di un rapporto tormentato. Ci sono periodi in cui scrivo ininterrottamente tutti i giorni e non riesco a fermarmi, altri in cui non prendo la penna nemmeno se arriva l'Apocalisse. Quando però nella mente si affollano i pensieri viene naturale mettersi a scrivere e tutto sembra assumere una differente prospettiva. La scrittura è la massima espressione della libertà. La amo, ma è un rapporto burrascoso.

A: La amo e vorrei dedicarle molto più tempo. Ovviamente però le idee buone arrivano sempre quando non posso dedicarmi a loro. Sono dispettose.

8)      Descrivi il tuo rapporto con l’editoria in Italia (e all’estero, nel caso abbia fatto questa esperienza).

A e I: La nostra esperienza in Italia non è stata traumatica, nonostante abbiamo ricevuto proposte di pubblicazione a pagamento. Con il nostro attuale editore ci siamo trovati piuttosto bene. Ha creduto in un prodotto editoriale difficile da vendere, crediamo perché convinto della sua qualità. Diciamo difficile vuoi per la mole del volume, vuoi per un genere che comunque rimane di nicchia. In generale osserviamo come nel mondo dell'editoria italiana ci sia un continuo appoggiarsi alle “bolle” del genere di moda. Questo metodo cannibalistico in pratica strizza fino all'ultima goccia un determinato genere (per esempio l'urban fantasy) per poi lasciarne la carcassa e avventarsi su un altro. Questo non è un bene per l'editoria, soprattutto del genere fantastico.

9)      Quale ami di più tra i seguenti elementi di un romanzo: descrizioni, scene d’azione, dialoghi, o scene sentimentali?

I: Tutte e tre in realtà, anche se ho una particolare predilezione per scene d'azione e sentimentali. Le descrizioni mi piacciono ma preferisco non esagerare con troppi dettagli stile Verismo.

A: Ci vuole il giusto equilibrio tra tutti gli elementi, ma i dialoghi sono quelli che preferisco tra quelli elencati. Le scene sentimentali sono quelle che amo di meno.

10)   Se ascolti musica mentre scrivi, c’è qualche genere o canzone che ti ha ispirato di recente?

A e I: Il genere musicale che più ci ispira è l'Heavy Metal, soprattutto l'Epic se stiamo scrivendo fantasy.

11)   Che consigli daresti a un aspirante scrittore?

A e I: Scrivi per te stesso. Fallo perché ti piace. Se poi ne verranno dei frutti, sarà bellissimo. Non scrivere solo perché vuoi fare soldi e diventare famoso. E' il modo peggiore per cominciare.

 

12)   Quante copie sono state vendute de “La Terza Via” nel primo anno?

A e I: Circa trecento. Un risultato dovuto sia alla distribuzione che alle presentazioni che abbiamo organizzato.

13)   Com’è la situazione della letteratura Fantasy in questo momento, dopo i recenti alti e bassi?

A e I: Buona e non buona. Chi leggeva fantasy prima lo legge anche adesso. La difficoltà sembra essere quella di raggiungere nuovi lettori. Il fantasy in generale è molto letto, anche se noto che c'é molta diffidenza verso i romanzi nostrani. Straniero non è sempre sinonimo di qualità. Negli ultimi due anni abbiamo letto numerosi romanzi fantastici italiani che nulla hanno da invidiare a quelli stranieri.

14)   Cosa ne pensi del self publishing e degli autori indie?

A e I: E' un buon modo per chi fatica a trovare un editore per farsi conoscere. Presenta certo dei problemi notevoli, come ad esempio le centinaia di migliaia di titoli che escono in tale modo e che spesso non hanno questa grandissima qualità. Autopubblicazione vuol dire anche che non esiste alcun filtro, quindi molte ottime pubblicazioni di autori indipendenti si ritrovano sommerse da una miriade di titoli scarsi.

15)   Quali sono l’ultimo libro che hai letto, quello che stai leggendo adesso e il prossimo in lista?

I: Ultimo libro “A Dance with Dragons” di Martin, attualmente “Aghjkenam – Il Segreto della Città Perduta” di Fabiana Redivo, il prossimo la raccolta completa dei racconti di Howard su Conan.

A: Ultimo libro letto: “La radice del rubino” di Gloria Scaioli, attualmente in lettura: “Il labirinto d'ambra”, che è il seguito del precedente, il prossimo lo posso scegliere tra tanti, ma penso sarà “L'autunno di Montebuio” di Danilo Arona e Micol des Gouges. Mi sto dedicando al fantastico italiano in questo periodo.

16)   Puoi svelarci qualcosa sul prossimo progetto che hai in cantiere?

I: Sto lavorando ad una trilogia fantasy-horror il cui primo volume uscirà attorno a Novembre. Il titolo ancora non è stato definito, ma sarà sempre con il mio attuale editore.

A: Sto lavorando a troppe cose contemporaneamente. Purtroppo non riesco a sceglierne una, quindi per il momento, taccio.

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