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Dietro lo schermo di chi scrive Fantasy

Intervista a... Alessandro Fusco

20 April 2015

Alessandro Fusco è nato il 24 gennaio nell’alto Piemonte. Creatore del mondo immaginario di Ferhaven, ha esordito nella narrativa per ragazzi con la saga Il Sole di Alur (La Sesta Regola, Il Custode del Tramonto, Edizioni Il Ciliegio 2012-2013, Il Risveglio dei Lupi, Specchio Nero 2014) e pubblicato diversi racconti fra cui Playback (Autori per il Giappone, premiato al Concorso Nazionale “La Biblioteca d'Oro” 2012) e il racconto cyberpunk Sconnessione. Dal 2014 ha dato vita al collettivo indipendente Specchio Nero con cui pubblica attualmente Il Sole di Alur e altre storie insieme a diversi collaboratori.

 

  1. Chi è Alessandro, in tre parole (non sono ammessi avverbi in –mente)?

Un’artistica anima in pena.

  1. Questa è una domanda tripla: Quando hai iniziato a scrivere e cosa? Perché scrivi? Perché non hai più smesso?

Se escludiamo le trame di molte avventure ai tempi d’oro di Ravenloft, e qualche scritta sui muri per le ragazze dei teppisti del quartiere (me le commissionavano), il primo romanzo del Sole di Alur è proprio la prima cosa su cui ho posato la penna, dal 2002, seguita dalla poesia. Scrivo sin da allora per cercare di fuggire dalla realtà, non è un mistero né me ne vergogno, e, cosa ancor più ingenua quanto onesta, per trovare l’anima gemella. Del successo non me ne curo, se deve arrivare ne sarò grato a chi mi legge.

  1. Quali sono gli autori che ti hanno “formato” come scrittore in generale, e di Fantastico in particolare? Elenca almeno cinque autori di cui consiglieresti la lettura ai tuoi colleghi.

Leggo dai tempi del liceo con gran cuore tutta le letteratura Ottocentesca, in particolare quella fantastica, Le Fanu, Gautier, Villier de L’Isle-Adam e Doyle sono i primi che mi saltano alla vista se guardo la mia libreria. A parte Tolkien ed Eddings, sto consigliando ultimamente Alexander Lloyd per quanto riguarda il Fantasy vero e proprio. Mi piacciono le favole, pulite od oscure che siano.

  1. Com’è nata l’idea del primissimo romanzo che hai scritto? E poi cosa ne è stato?

Le basi della storia dietro al Sole di Alur risalgono al gioco di ruolo ambientato sul mondo di mia immaginazione, Ferhaven, che tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000 avevo creato come alternativa al panorama di allora. Ma sin da subito capii che superate le ragioni e le meccaniche del gioco, narrare storie era davvero quello che sentivo di voler fare. In realtà, a voce, è quello che ho fatto da sempre, bugie comprese.

  1. Com’è nata l’idea della saga del Sole di Alur e del mondo di Ferhaven? Quanti volumi sono previsti?

Avendo risposto prima, ti confermo come da sempre che la prima saga prevede cinque libri in totale. Ma seguiranno di certo altre idee e altre storie già in cantiere.

  1. I tuoi libri contengono un messaggio? In caso affermativo, quale? In caso negativo, come ti poni rispetto a quella narrativa che contiene al suo interno un tema, una morale, più o meno velati?

Sì decisamente. Avendo alle spalle soprattutto letture classiche e un lungo periodo di studi umanistici trovo spontaneo porre in campo questioni anche morali, di natura didattica, o semplicemente il confronto con quelli che comunemente chiamiamo valori umani. Trattando in particolare di temi religiosi, o esoterici, il confine fra virtù e condanna, tra legge ed eresia è sempre comunque labile. Io non do giudizi o risposte (o per lo meno ogni mio personaggio è in grado di dare i propri), io cerco di porre le domande.

  1. Descrivi il tuo rapporto con la scrittura.

Considerate le prime ragioni, prettamente personali, per le quali ho iniziato a scrivere, e il mio carattere divenuto negli anni sempre più solitario, non posso che definire la scrittura come una fedele compagna, una complice e una sorella intima. In definitiva, essendo un profondo romantico, ho quello che mi piace definire un vero rapporto sentimentale con le lettere. Ci metto il cuore, prima che la mente, questo è certo e palpabile fra le righe.

  1. Se ascolti musica mentre scrivi, c’è qualche genere o canzone che ti ha ispirato di recente?

Sì, ne ascolto parecchia mentre scrivo o compongo versi. Di recente ho riportato all’orecchio i cari e sconosciuti ai più Dismal, un gruppo magico ed evocativo italiano. Tutte le colonne sonore più epiche sono invece sullo sfondo della saga durante la sua stesura: quelle de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit per prime.

  1. Parlaci del progetto Specchionero. Sappiamo che sei uno dei pochissimi scrittori italiani che hanno fatto il passo ‘inverso’, ossia sei passato da una Casa Editrice (il Ciliegio, ndr) all’autopubblicazione di tipo indie, come dimostra la cura riposta nel primo romanzo uscito sotto la tua etichetta.

Sì, è proprio così, scelta atipica ma non troppo. La differenza sta forse nel fatto che, volendo sfruttare al massimo una potenziale e vasta ambientazione che sta piacendo, come il mondo di Ferhaven (ufficialmente formato da tre continenti, di cui solo uno da me esplorato quasi interamente), l’idea di unire le forze con altri spiriti creativi mi è parsa molto bella. Da anni collaboro già con diversi illustratori e così mi sono detto: “perché non farlo anche con degli autori?”. Posso assicurare che i risultati rispetto al lavoro di un piccolo/medio editore, restando in ambito High-Fantasy, si fanno sentire. Non vogliamo rivoluzionare nulla, né farci nemici. Rispettiamo ogni strada intrapresa, ma vogliamo dire la nostra in modo diverso. E siamo solo all’inizio.

  1. Aprire l’ambientazione ad altri autori e illustratori è stata una mossa insolita: come è stata recepita?

All’inizio c’è stata (e credo tipico in Italia) una fredda risposta, nel senso che non c’è stata risposta alcuna se non l’arrivo di due o tre racconti da parte di lettori della saga che si sono affezionati così tanto all’ambientazione, ai personaggi, che non hanno esitato a cimentarsi. Di recente, tuttavia, ho attirato l’attenzione anche di qualche nome già conosciuto fra gli emergenti nostrani, come per esempio Fabrizio Corselli e Monica Serra, che a loro volta hanno dato fuoco alle polveri e inviato dell’ottimo materiale per quella che sarà la prima pubblicazione parallela a Il Sole di Alur, la prima raccolta di una serie dal titolo “Le Leggende di Ferhaven”.

  1. Che consigli daresti a un aspirante scrittore?

Di fare del proprio dolore, o delle proprie sconfitte, un’arma e uno scudo. Parlare del male che portiamo dentro, ciascuno di noi, è parlare dell’essere umano. E se non è un peso farlo, rischiando soprattutto di parlare in realtà solo di noi stessi, è proprio quello che ci si aspetta da un buon romanzo. Lo stile lo considero un fattore molto personale, anche se trovo importante sperimentare. E per quanto riguarda il rapporto con le case editrici, beh, non è il momento migliore per sperare di fare fuoco e fiamme sul mercato del fantastico. Anzi, per paradosso potreste riuscirci facendo tutto da voi.

  1. Quante copie sono state vendute dei romanzi della saga pubblicati dall’Editore precedente? E de “Il Risveglio dei Lupi”?

La Sesta Regola e Il Custode del Tramonto hanno venduto insieme diverse centinaia di copie, mentre con il terzo capitolo sono arrivato ad un primo centinaio distribuito tra edizione stampata ed e-book. Cifre più precise le potrò stilare nel mese di marzo, quando riceverò un conteggio aggiornato dall’editore che comprende anche il lavoro delle poche librerie in Italia che hanno avuto copie dei libri a scaffale. Io spero di toccare finalmente il primo migliaio.

  1. Com’è la situazione della letteratura Fantasy in questo momento, dopo i recenti alti e bassi?

Purtroppo leggo molto poco in lingua originale e non seguo granché delle uscite sul mercato estero. In Italia, se parliamo di Fantasy tradizionale, ma per certi aspetti anche di Sci-Fiction, Weird e nuove proposte più vicine al Sword & Sorcery, temo ci sia da piangere. Ecco perché, per esempio, spero di poter approntare presto la traduzione dei primi libri in Inglese. La platea qui da noi per elfi, maghi e draghi si assottiglia sempre di più per quello che percepisco. Anche le grandi case come Mondadori stanno investendo più su distopie e Urban Fantasy, per esempio.

  1. Vuoi descriverci la tua esperienza di autore indie? Come ti poni di fronte all’editoria tradizionale? Quali sono le principali differenze?

Non escludo assolutamente a priori delle collaborazioni, attendo anche io il contratto della vita, e anzi avrei giusto un romanzo o due che vedrei bene proposti da un editore tradizionale. Ho invece appurato che è molto ampio lo spazio di proposta che si può fare su Amazon, e pochi altri siti in realtà, con dei racconti brevi. Diverso sarebbe il discorso per i romanzi. Attualmente, per esempio, vendo molte più copie stampate della saga, perché in Italia il fatidico “odore della carta” vince ancora con 9 lettori su 10. Ma, a maggior ragione, ho preferito farmi carico dell’intera creazione di un libro, prendendomi oneri e onori, che lasciar (non)fare a un editore. Lo spazio in cui muoversi da soli, tra fiere e internet, senza neppure metter di mezzo una distribuzione in libreria, è comunque ampio, se uno ha voglia di fare e farsi notare. E state pur certi, se non trovate un editore che intende davvero investire su di voi, che non ve ne verrà in tasca granché se non sarete comunque in campo ogni santo mese.

  1. Cambiando argomento, quali sono l’ultimo libro che hai letto, quello che stai leggendo adesso e il prossimo in lista?

L’ultimo libro che ho letto è Brianzilvania, un racconto in e-book di Alessandro Girola, guru dell’auto-pubblicazione che ha dato vita a un ottimo e agguerrito circuito di autori indie. Ora invece sto leggendo i racconti di Hoffmann, un classico del fantastico e di storie fatali. In futuro… non saprei, di solito pesco a caso dalla pila formatasi sul comodino.

  1. Puoi svelarci qualcosa sulle prossime uscite?

Anche se mi sono fermato da diverso tempo per motivi personali, sto aspettando di ricevere qualche ultimo racconto di qualità per dare alla stampa Le Leggende di Ferhaven, la prima raccolta di storie brevi e illustrazioni del mondo di Ferhaven a cui accennavo. Successivamente, oltre a voler ultimare un progetto di canti e racconti illustrati ispirato al passato antico del mio mondo (si tratterà di un volume da collezione di grandi dimensioni e dai contenuti davvero sorprendenti), devo mettermi all’opera sul primo libro-game ambientato nelle Terre Antiche, il continente su cui si svolgono anche le vicende della saga. Contemporaneamente scrivo anche diversi racconti indipendenti pubblicati su Amazon e Kobo Store: il prossimo sarà una seconda raccolta dal titolo Racconti Antichi e il prequel (un romanzo) del racconto cyberpunk Sconnessione, che so sta piacendo parecchio.

  1. C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere?

Sì, ringraziare te di gran cuore. Se non ci fossero blog come questo, e colleghi di lettere e penna che ci tengono a far conoscere autori come me, saremmo schiavi solo di uno spamming al limite del lecito. Ma, scherzi a parte, questa è anche un’ottima occasione per poter andare oltre i testi che scrivo. Sulla mia pagina facebook difficilmente parlo di cosa sta dietro ciò che scrivo. Perciò grazie a te e ai lettori del blog!

Grazie per l’intervista e buon lavoro.

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