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Dietro lo schermo di chi scrive Fantasy

Intervista a... Gisella Laterza

20 March 2014

Gisella Laterza è una giovanissima scrittrice (22 anni) che ha esordito nel 2013 con Rizzoli. È laureata in lettere moderne, ama viaggiare e leggere, soprattutto classicci. Di tanto intanto blogga qui

1)      Chi è Gisella, in tre parole (non sono ammessi avverbi in –mente)?

Nuvola a zonzo.

2)      Questa è una domanda tripla: Quando hai iniziato a scrivere e cosa? Perché scrivi? Perché non hai più smesso?

Il mio primo romanzo risale a quando avevo undici anni. Era una storia che parlava di pirati che viaggiavano in un mondo immaginario in cerca di avventure, ed era stato scritto perché volevo divertirmi. Perché scrivo ora? Che domanda difficile. Non scrivo perché voglio dare un senso a questa vita.  Non scrivo perché voglio vendere. Scrivo perché mi piace, perché ne ho bisogno, perché “scrittrice” è la definizione di me stessa che sento più vera e perché, come quando ero bambina, ho ancora voglia di divertirmi con le parole.

3)      Quali sono gli autori che ti hanno “formata” come scrittrice in generale, e di Fantastico in particolare? Elenca almeno cinque autori di cui consiglieresti la lettura ai tuoi colleghi.

Mi sento più una scrittrice generale che una scrittrice di Fantastico. Mi spiego: ho esordito con un romanzo che ha tratti fiabeschi, ma mi diverto a sperimentare generi diversi, stili diversi. Ciò che mi sta a cuore è soprattutto lo stile e non c’è niente che forma lo stile di un autore come la lettura dei grandi classici dell’800 e del ‘900. Sarò banale, ma ai colleghi passerei sottobanco i miei volumi stropicciati, sottolineati e tappezzati di orecchiette di Se una notte d’inverno un viaggiatore, L’isola di Arturo, Anna Karenina, Gita al faro e Peter Pan. Perché Italo Calvino ha avuto la grande capacità di giocare con le parole con grande consapevolezza, ma anche con un divertimento palpabile; Elsa Morante sapeva mescolare realtà e fantasia in un unico moto continuo; Lev Tolstoj e Virginia Woolf, a modo loro, sono stati geniali pittori dell’animo umano; e James Barrie ha descritto il più grande desiderio e la più grande paura del genere umano: vivere.

4)      Com’è nata l’idea di “Di me diranno che ho ucciso un Angelo”?

La prima stesura del romanzo è stata scritta di getto quando avevo sedici anni, ed è nata come nascono tutte le idee: dalla coincidenza di diverse suggestioni. Un ruolo importante è stato quello della musica. L’atmosfera gotica e onirica del romanzo deriva probabilmente dall’influenza di gruppi come i Nightwish e gli Evanescence, che ascoltavo molto al liceo, mentre alcune canzoni di De André e di Guccini hanno ispirato qualche personaggio incontrato dall’angelo o dalla demone nel loro viaggio (l’assassino, il frate…). Quando, a vent’anni, ho riscritto il testo, queste suggestioni sono rimaste, anche se attenuate dalle mie nuove letture. Sulla seconda versione del romanzo, infatti, ha influito molto Calvino: di lui mi ha intrigato la capacità di creare una storia dall’intreccio coerente, con una struttura forte e con un tono semplice e leggero, da fiaba, sotto cui si cela un messaggio più profondo.

5)      Il tuo libro contiene un messaggio? Quale, o quali?

Ci sono molti messaggi e tra tutti è presente anche il mio punto di vista, ma tutto è lasciato in forma ambigua. Il mio è un romanzo di domande, e mi piace lasciare che il lettore possa trovare la propria risposta, scegliere un significato tra i molti che sono proposti.

6)      Descrivi il tuo rapporto con la scrittura.

La scrittura è per me come una compagna di giochi. Ho cominciato a scrivere da bambina ed è stato, come ho detto, per divertimento. Anche ora lo è. Divertimento, dico. E ricerca e bisogno. C’è stato solo un momento nella mia vita in cui sono rimasta senza scrivere: appena dopo la pubblicazione del mio romanzo. È stato strano vedere che qualcuno poteva leggere un libro che fino al 15 maggio 2013 è stato tutto dentro la mia testa. Dopo quel momento mi sono stati necessari alcuni mesi per tornare a ripiegarmi su me stessa, a ritrovare quel raccoglimento necessario per scrivere.

7)      Descrivi il tuo rapporto con l’editoria in Italia (e all’estero, nel caso abbia già fatto questa esperienza).

Sono appena all’inizio della mia esperienza e per ora il mio rapporto con l’editoria è il rapporto con l’ufficio stampa e con le mie editor. L’ufficio stampa, nella persona di Donatella Giancola, ha fatto conoscere il mio libro e organizzato le varie presentazioni, tra cui l’esperienza incredibile del Lucca Comics. Poi ci sono state le mie editor. La prima è stata Beatrice Masini, che mi ha scoperto quando avevo diciassette anni e mi ha aiutato a crescere stilisticamente. Ho ancora molto da imparare, ma senza di lei non avrei mai iniziato. La seconda è Eleonora Dorenti, editor della Rizzoli ragazzi, con cui abbiamo lavorato negli ultimi mesi prima della pubblicazione del romanzo. Tutte sono state, e sono ancora, nonostante i cambiamenti in casa Rizzoli, figure fondamentali per me.

8)      Quale ami di più tra i seguenti elementi di un romanzo: descrizioni, scene d’azione, dialoghi, o scene sentimentali?

I dialoghi. Mi danno un’idea di immediatezza e di realtà. È il momento della scrittura che mi piace di più e che mi viene più spontaneo, perché sento vivere i personaggi. Quasi tutti i miei dialoghi sono scritti di getto.

9)      Se ascolti musica mentre scrivi, c’è qualche genere o canzone che ti ha ispirata di recente?

La musica mi ispira e sì, c’è una canzone che ha ispirato il romanzo a cui sto lavorando ora, ma quando scrivo, scrivo in silenzio.

10)   Che consigli daresti a un aspirante scrittore?

Sono appena all’inizio del viaggio, quindi non so se sarò in grado di dare consigli a lungo termine. Per quel che posso dire ora, ecco: leggete, leggete molto, leggete di tutto; scrivete di ciò che vi piace e come piace a voi; revisionate infinite volte, anche lasciando passare molto tempo tra una revisione e l’altra per prendere la giusta distanza dal testo e poterlo vedere con più obiettività. E non ascoltate mai un consiglio di scrittura. Nemmeno questi. Perché la scrittura è un fatto creativo personale, e ogni musa personale ha le sue regole.

11)   Quante copie sono state vendute del tuo romanzo di esordio nei primi sei mesi, e quante in formato digitale (purtroppo prezzato a 9,99 €)?

Purtroppo non ho i dati precisi di vendita, dato che mi arriverà un resoconto annuale tra un paio di mesi. So comunque che il romanzo sta andando molto bene perché continua a vendere costantemente, anche a quasi un anno dall’uscita.

12)   Com’è la situazione della letteratura Fantasy in questo momento, dopo i recenti alti e bassi, vista anche con l’occhio del tuo Editore?

Non saprei riportare il parere preciso del mio editore, ma so che in generale le case editrici sono sospettose quando si trovano di fronte il manoscritto epic fantasy di un esordiente, perché spesso hanno a che fare con emuli di Tolkien e, più di recente, di Martin. Un campo più vivo nell’ambito del fantasy è invece l’urban, perché è un genere meno standardizzato e che lascia più spazio alla fantasia e alle novità.

13)   Cosa ne pensi del self publishing e degli autori indie?

Penso che abbia dei pro e dei contro: da un lato, il self publishing può essere un ottimo modo per cominciare a farsi conoscere e in alcuni casi è stato un vero e proprio trampolino di lancio; dall’altro, mentre le case editrici tradizionali garantiscono al lettore un livello minimo di qualità (copertina creata da un professionista, correttezza del testo dal punto di vista grammaticale e sintattico), a volte i self publishers non riescono a garantirla.

14)   Quali sono l’ultimo libro che hai letto, quello che stai leggendo adesso e il prossimo in lista?

In questo periodo sto leggendo molti autori italiani. Ho appena concluso Tentativi di botanica degli affetti, di Beatrice Masini. Sto leggendo Resistere non serve a niente, di Walter Siti e il prossimo sarà Il bordo vertiginoso delle cose, di Gianrico Carofiglio.

15)   Puoi svelarci qualcosa sul prossimo progetto che hai in cantiere?

Al momento ho in ballo diversi progetti: una storia per ragazzi, conclusa, e in attesa di trovare qualcuno che le permetta di vedere la luce; diversi racconti che vedrete pubblicati in alcune antologie; e un nuovo romanzo alle prime battute che, lo sento, sarà un’avventura nuova per me.

<Grazie per l’intervista, e buon lavoro.>

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